II° EDIZIONE DEL PREMIO "GIUSEPPE LOMBARDO"

“Il benessere di un popolo si misura soprattutto dalla sua vera cultura. E per una buona cultura occorre una Scuola, non una scuola, gestita da Maestri, non da maestri. Occorre una scuola che formi personalità libere, che agiscano con la propria testa in quella libertà che è senso del dovere di operare in vista del bene collettivo che si risolve in bene individuale. E non basta la coscienza del dovere. Bisogna operare, agire, imparare a trovare il piacere di vivere nel dare, nel rendersi utile, anche con sacrificio se occorre, per il bene collettivo. Per questo ci vuole una Scuola”.

                                                            Giuseppe Lombardo

Il Premio “Giuseppe Lombardo” giunge alla sua II edizione. Nulla di eclatante, ma come il maestro Lombardo amava – un’umile presenza, che spera di lasciare un segno.

I lavori selezionati da Archeoclub per l’edizione 2005 evidenziano tre valori a cui il maestro Lombardo era particolarmente legato: il mondo della scuola; il proprio paese; la resistenza.

Dalla scuola di Roccalumera arrivano genuine testimonianze ed esempi di quanto forte possa essere il legame tra alunno e insegnante e come l’alunno sia perfettamente in grado anche di apprezzare la severità, quando alla base di questa ci sia l’amore per l’alunno e per il lavoro (pardon: la “missione educativa”) implicita nell’insegnamento.

Da Forza d’Agrò sono state selezionate delle “relazioni” sul paese ed in tutte le voce dei bimbi c’è quel rammarico, che era anche di Lombardo, per la mancata prosecuzione degli scavi archeologici a Scifì. Lombardo riteneva che lo studio delle proprie radici fosse necessario per capire la mentalità e la cultura di un popolo e, quindi, le potenzialità dello stesso.

Da Limina, invece, una storia di resistenza. Lombardo aveva due grandi nemici: la prepotenza, su cui si fonda la dittatura; l’ignoranza, di cui le dittature si servono e si alimentano. Questi suoi ideali erano stati forgiati dall’esperienza diretta del campo di concentramento, vissuta dal fratello e da tanti amici e dalla constatazione che solo l’istruzione potesse consentire agli umili, ai pacifici, di trasmettere umiltà, lavoro e pace e di evidenziare gli irreparabili disastri che possono generare ignoranza a prepotenza. “Bisogna studiare molto Dakau, Auschwitz – diceva Lombardo – perché non accada mai più. Perché non accada di nuovo che l’uomo si faccia vincere dall’ignoranza e commetta crimini di quel tipo”. La conoscenza della storia, per Lombardo, era conoscenza profondo degli eventi e soprattutto dei valori e dei disvalori legati agli eventi. Con Lombardo, i canti patriottici in classe erano delle costanti, perché per lui la Patria era qualcosa da difendere, in quanto sinonimo di libertà dall’oppressione. Quando gli alunni di Lombardo passavano alle scuole medie, si sorprendevano che i coetanei non conoscessero l’inno nazionale.

Il modo con cui questi valori sono stati illustrati dai ragazzi nella II edizione del Premio, fa pensare che la scuola ha in sé le potenzialità per individuare un nuovo modello sociale, fondato sull’istruzione “vera” e non sulla mistificazione del nulla; sull’impegno e non sulle raccomandazioni; sulla pacifica e tenace umiltà che fa di un solo uomo una forza per tutti e non sull’arroganza che di un essere animato un inutile prepotente.