IL PERCHE’ DELL’ANTICA DENOMINAZIONE  SAN MICILITTU DELL’ESTREMA PERIFERIA NORD DEL QUARTIERE  BUCALO DI SANTA TERESA DI RIVA.

 

Fino ai primi del ‘900 quando si parlava della borgata Bucalo di Santa Teresa di Riva, s’ intendeva quella vasta area che dalla piazza Pozzo Lazzaro arrivava fino all’estrema periferia, lato nord, che confina col torrente Savoca (praticamente tutta la via Regina Margherita e la via torrente Savoca). Proprio quest’ultima zona, e precisamente quel fazzoletto di terra che dipartendosi dalla via dell’Agro (rifornimento Esso) arriva fino al torrente Savoca, era comunemente conosciuta dagli anziani, fino agli anni ’70, col nome  “San Micilittu o San Micileddu”. Nome che oggi a noi non dice niente, e nemmeno i pochi anziani che vivono nella zona sanno spiegarsi il significato né l’origine del vezzeggiativo. Si è persa irrimediabilmente la memoria storica di tale etimologia e l’origine del nome. Documenti specifici, che ci diano notizie in merito, al momento non ne conosciamo, ma proviamo a fare una plausibile ipotesi, sempre confortata da validi documenti storici. Intanto partiamo dal nome: San Micilittu o San Micileddu ? Interrogando qualche anziano originario del posto (pochi) e chiedendo sulla esatta denominazione del nome, pare che fossero usati indistintamente  entrambi. In un contratto di vendita, stipulato dal notar Giuseppe Salvadore Crisafulli, del 12 agosto 1892, in cui il Marchese Giovanni Carrozza fu Giovanni nato a Messina e domiciliato a Roccalumera, proprietario allora dell’intera area di Bucalo, vendeva a lire 1500 “spezzone di terreno coltivato a agrumeto  confinante con la strada provinciale, in contrada Bucalo intesa San Micilittu”. Questo è al momento l’unico atto trovato che ci parla della nostra zona e che viene denominata appunto San Micilittu.

                     

Cartografia della Riviera Ionica del 1745. Tra l'altro si può ben vedere come nella Marina di Savoca era già importante il quartiere " Bucalo borgo di Savoca".Si nota il simbolo di una torre chiamata allora "Baretto"-TorreVarata? -

Tra i nostri anziani che vivono nella zona non c’è nessuno che sappia trovare una qualche spiegazione di tale nome, ma basta andare tra gli anziani pescatori di Furci Siculo ,che prontamente ci dicono che San Micilittu deriva da “Miciu” (Domenico) e quindi il diminutivo “San Micilittu = San Domenichino” nel senso di piccolo Domenico nel nostro caso “piccolo quartiere di San Domenico”, nel quale evidentemente esisteva una antica devozione per il Santo. A S. Teresa però - piccolo Domenico - in dialetto si dice Minicheddu (da Minicu) e non Miciliddu (da Miciu) evidentemente questo secondo termine dialettale è una variante e un modo di dire più arcaico, che và via via scomparendo e che ancora oggi rimane in uso solo tra gli anziani pescatori. Ancora oggi a Furci è ricordato con affetto un pescatore di nome Domenico,dal carattere estroverso, chiamato Micilittu in quanto dal fisico minuto. Quindi assodato che il nome esatto è San Micilittu e che tale nome derivi da San Domenico in forma diminutiva,ci domandiamo : da dove ha origine il culto per San Domenico ? A questo punto bisogna fare un salto indietro nel tempo di ben 5 secoli !!! Alla fine del XV° secolo le terre della Marina di Savoca appartenevano all’Archimandrita Don Alfonso d’Aragona, Barone di Savoca, egli alfine di incrementare  la popolazione della Marina diede “franche e libere “ le terre per essere coltivate. E fu così che la nobile famiglia Bucalo di Savoca si insediò nella zona compresa tra la Ciumaredda di Portosalvo e il torrente Savoca. Ma dove si stabilì di preciso la famiglia Bucalo? Qui ci vengono incontro i preziosi documenti del cappuccino Padre Giampietro da Santa Teresa ( alias Giuseppe Rigano 1881-1950 ) che nel suo corposo inedito manoscritto “ Le grandezze e le glorie del cristianesimo” porta la testimonianza del reverendo arciprete Gregorio De Gregorio, il quale sosteneva che la famiglia Bucalo si stabilì, in un primo momento, presso l’attuale casa di proprietà Fiorentino (adiacente la nuova via Fiorentino nei pressi della palestra comunale) e solo in un secondo tempo si trasferì nell’antico fabbricato esistente (probabilmente la residenza estiva dell’Archimandrita-oggi proprietà Pelleri) vicino la Torre Saracena e la chiesetta (del 1507). Prima annotazione: questo piccolo edificio, dove si stabilì la famiglia Bucalo, ancora oggi in parte esistente, si trova alle spalle del fabbricato Fiorentino, in tempi recenti fu destinato a deposito e stalla e guarda caso si trova proprio al centro geografico del piccolo quartiere di San Micilittu. Ma torniamo alla nostra storia.

Planimetria della zona sud di S.Teresa di Riva dove è evidenziata l'area,compresa nel quartiere Bucalo, denominata San Micilittu.

Tale famiglia Bucalo mantenne la proprietà per un paio di secoli finchè ai primi del ‘700 rimasero i sac Paolo e Benedetto Bucalo, senza eredi. Essendo particolarmente devoti a San Domenico, come ci tramanda sempre Padre Giampietro nel suddetto manoscritto, offrirono, in segno di devozione,  tutti i loro possedimenti, che avevano nella Marina, ai monaci domenicani di Savoca, a condizione “di suffragarne con celebrazione di S. Messe e di poter seppellire i  loro corpi”, i quali però rifiutarono i loro beni, in quanto a quei tempi le proprietà della marina avevano scarso valore ed essendovi pochi abitati non erano adatti alla loro missione. Così scrive il cappuccino: Senonchè i domenicani non accettarono e siccome in Messina, già erano venuti i Gesuiti, si rivolsero a loro”. E così i fratelli sac. Paolo e Benedetto Bucalo, visto che i domenicani rifiutarono la loro offerta, con testamento datato 9 novembre 1708,  presso il Notaio Carlo Velardo, lasciarono tutta le proprietà della marina ai Padri Gesuiti, che così si stabilirono nel quartiere Bucalo, nel fabbricato adiacente la Torre saracena e la chiesetta del Sacro Cuore di Gesù (oggi Santuario Madonna del Carmelo). Questa notizia che i fratelli Bucalo volessero donare i loro averi ai Domenicani ci fa capire la loro intensa devozione verso San Domenico ovvero San Micilittu. Seconda annotazione: se andiamo a guardare bene l’antica casetta dove visse la primitiva famiglia Bucalo, oggi ridotta a rudere, sita dietro la villa Fiorentino, c’è su una facciata, vicino all’ingresso, una icona ‘cona che a detta della anziana sig.ra Fiorentino (nipote di don Francesco Fiorentino che nel 1875 comprò il terreno dal Marchese Carrozza), era dedicata proprio a San Domenico. Quindi mistero risolto!!! L’antica denominazione San Micilittu, piccola zona a nord di S.Teresa di Riva compresa nel quartiere Bucalo tra la via dell’Agro e il Torrente Savoca, deriva da San Domenico a cui erano devoti i membri della antica famiglia Bucalo, devozione portata dall’alto della città di Savoca, dove esisteva il convento dei monaci domenicani. Concludiamo questo excursus con due brevi notizie correlate. La prima riguarda la via dell’Agro, il cui nome naturalmente non c’entra niente col torrente Agrò, ma all’esistenza, fino agli anni ’70 di una fabbrica ( magazzinu ) per la lavorazione del limone, la cui polpa era chiamata “agro” in dialetto “ agru ”. La seconda notizia invece è riferita proprio alla zona  “ San Micilittu ” dove gli abitanti venivano chiamati, in tono dispregiativo “ urtulani ” in quanto era abitata principalmente da contadini che coltivavano l’orto (ortolani) , vista la caratteristica del terreno ricco di Humus e limo, dovuta alle frequenti tracimazioni del vicino Torrente Savoca.