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PROPOSTA D' INTITOLAZIONE DI STRADA AL POETA SANTI CACCIOLA
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Una strada anche per il poeta Santi Cacciola (1906 – 1986), dopo quella intitolata lo scorso ottobre al professore Santi Spadaro (1937 – 1994). Lo ha deciso la giunta su proposta del vice sindaco prof. Giuseppe Lombardo che aveva assunto solenne impegno in occasione delle celebrazioni per il centenario della nascita del poeta, ritenuto – si legge nella motivazione - “un artista di grande spessore ed umanità, cantore della autenticità dei sentimenti, personaggio che ha dato lustro alla comunità di Santa Teresa di Riva ed a tutta la Valle d’Agrò”. La strada che porterà il suo nome è proprio quella davanti alla sua abitazione, a Barracca, che collega il Lungomare con la via Francesco Crispi e che finora era stata erroneamente individuata come “via S. Famulari”, tabella mai rimossa nonostante la Prefettura non avesse approvato quella intitolazione perchè carente di documentazione. La delibera della giunta di Santa Teresa di Riva sarà ora inviata alla prefettura (così come lo è stato qualche settimana fa per quella che riguarda l’intitolazione a Santi Spadaro nel quartiere Fiorentino) per i provvedimenti di legge. A Santa Teresa di Riva ci sono 22 strade senza nome e l’amministrazione comunale sembra finalmente decisa a mettere ordine nella toponomastica, anche revisionando denominazioni che con la storia e le tradizioni di Santa Teresa di Riva non hanno nulla a che vedere. Anzi pare che, su proposta del coordinatore comunale dell’Udc, Carmelo Sturiale, verranno anche cancellate le strade intitolate ai Savoia, dopo l’uscita di Vittorio Emanuele che ha chiesto allo stato italiano 260 milioni di euro di risarcimento per l’esilio. Proposta che è stata affiancata dai due consiglieri comunali dell’Udc, Filippo Miano e Giuseppe Sturiale, e dall’assessore Nino Santoro. Altre strade, invece, saranno intitolate a personaggi locali. Come Santi Cacciola che, nativo di Limina, si è trasferito da piccolo con la sua famiglia a Santa Teresa di Riva, nel quartiere Barracca. Per vivere faceva l’agricoltore, ma la sua grande passione era la poesia dialettale. Tante le sue pubblicazioni, ma altrettante aspettano ancora oggi di essere pubblicate. Molti i riconoscimenti ed i premi letterari che gli sono stati attribuiti in vita e che lo hanno sempre visto coerente al suo spirito ribelle e fustigatore delle ingiustizie sociali. Recentemente è stato ristampato il suo celebre “Mi chiamano poeta” con la presentazione del professori Giuseppe Cavarra e Santino Lo Giudice, suoi conterranei, presentato nella Abbazia dei SS Pietro e Paolo d’Agrò nel corso di un convegno a lui dedicato. Giuseppe Puglisi |
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