San Sebastiano: Patrono dei Vigili urbani

 Il 20 Gennaio il calendario registra il nome di San Sebastiano. Il giorno coincide con quello fissato agli inizi del IV secolo nella Depositio Martyrum, il primo catalogo liturgico dei martiri romani. Dal racconto leggendario della sua vita sappiamo che  era originario di Narbo Martius (Narbonne), una colonia romana della Gallia meridionale. Venuto a Roma, entrò a far parte dell’esercito imperiale e fu nominato tribuno della coorte pretoria. Durante le persecuzioni di Diocleziano contro i militari convertiti al cristianesimo,  rifiutò di rinnegare la fede in Cristo e per questo fu condannato ad essere trafitto dalle frecce dei commilitoni. Sfuggito miracolosamente alla morte, fu curato da una pia donna di nome Irene e non appena ebbe sanato le ferite, tornò a sfidare  l’imperatore che lo fece condurre in catene all’ippodromo del Palatino e flagellare a morte. Nel corso dei secoli il martire  ha incontrato grande favore nelle arti figurative e nella letteratura, tanto che il suo nome, in origine legato al sacrificio per la fede in Cristo,  con il tempo ha finito per identificarsi con l’eroe, l’uomo capace di dare prova di eccezionale virtù di fronte alle avversità della vita. Agli inizi del Medioevo artisti più o meno noti iniziarono ad abbellire le pareti spoglie delle primitive Basiliche e delle chiese minori con complessi cicli pittorici. La storia del martirio di San Sebastiano assieme a quelle di altri Santi comparve accanto a scene  dell’Antico e del Nuovo Testamento, a testimonianza di quanto la Chiesa  tenesse alle  immagini dei  martiri e santi, per la capacità emotiva superiore che  avevano di suscitare sentimenti di commozione e di pietà nei fedeli. Un esempio significativo in tal senso  lo si può ammirare oggi nella Basilica di Anagni, all’interno della cripta  di San Magno. Nelle pareti e nelle volte, impreziosite dagli affreschi di tre maestri benedettini che vi lavorarono in tempi diversi,  scene raffiguranti la vita  del santo locale e il martirio di San Sebastiano vennero accostate a rappresentazioni di carattere  universale, ispirate ai testi sacri, alle dottrine filosofiche e alle teorie astrologiche e cosmologiche , ereditate dal mondo antico.In un contesto così imponente per i contenuti e per la vastità ciclica , il santo al centro della scena tra due arcieri, ritratti di spalle in atto di lanciare gli strali,  può sembrare fuori luogo; in realtà  dietro il racconto  si cela un messaggio  di ben altra portata, traspare cioè l’allusione  ad un modello di vita santa, ispirato ai principi  cristiani in conformità al volere di Dio. L’immagine figurata del sacrificio di San Sebastiano rimase legata ai concetti del martirio e della santità espressi dalla Chiesa delle origini fino alla seconda metà del XV secolo, periodo nel quale con rinato vigore venne riproposta sotto  nuove forme e con diverso significato. La celebrazione del valore dell’uomo nel Rinascimento generò, infatti, un mutamento radicale nei  rapporti che l’individuo intratteneva con se stesso, con il mondo e con Dio. La sua Rinascita spirituale   coincise con il rinnovamento della coscienza cristiana e con il ritorno alle fonti del Cristianesimo attraverso la rilettura dei testi sacri e la riscoperta del sacrificio eroico dei martiri, delle opere e dei miracoli dei santi. Fu l’epoca in cui alla cultura teologica dei Padri della Chiesa  si contrappose   la fede religiosa che formò il soldato di Cristo. Secondo la spiritualità del tempo San Sebastiano fu scelto come simbolo dell’uomo che ha fede, dell’uomo salvo, di colui che insegna agli altri a vivere e a morire, escludendo la paura della morte nella certezza interiore della salvezza. 

 E N T R A