A PROPOSITO DI VILLA CARROZZA - RISPONDE ARCHEOCLUB D'ITALIA AREA JONICA

 

Caro Salvatore,

leggo sul tuo sito una nota a proposito del nostro appello per Villa Carrozza e non posso esimermi dal rispondere alle stimolanti considerazioni del tuo competente visitatore.

Conosciamo il Testo Unico sui Beni Culturali e il vincolo apposto sulla Villa è un aspetto positivo: vincolo che non è apposto “a favore del Ministero dei Beni Culturali”, come scrive il tuo interlocutore, ma “a favore della collettività” della quale il Ministero (ma in Sicilia è più corretto dire l’Assessorato Regionale ai Beni Culturali visto il nostro Statuto) è strumento operativo.

È quindi la collettività il soggetto che deve innanzi tutto intervenire con gli strumenti che la Legge fornisce per indicare ai propri delegati (Amministratori, Sovrintendenze, etc.) a quale futuro deve essere destinato un Bene che, sia pure privato, per la sua Storia e le sue caratteristiche è divenuto testimone silente della evoluzione socio-culturale di un territorio.

Sono perfettamente d’accordo con chi scrive sul fatto che l’acquisizione di un Bene non dev’essere propedeutico alla creazione di un carrozzone e che è meglio un privato sensibile di un Ente pubblico amorale e privo di mezzi.

D’altronde tutto il passato di Archeoclub d’Italia testimonia la nostra filosofia di intervento: siamo stati i primi in Italia a promuovere l’intervento dei privati nel Beni Culturali (quando ciò sembrava una eresia) contribuendo alla cd legge “Veltroni” per Pompei.

Ma gli esempi citati ci convincono che la strada che abbiamo intrapreso non è sbagliata.

Riporta, il nostro cortese interlocutore, i “casi” di Isolabella, del Villaggio Le Rocce, di alcuni Comuni confinanti (credo si riferisca al Convento Agostiniano a Forza d’Agrò) e, per ultimo, all’acquisto di Villa Crisafulli-Ragno a S. Teresa di Riva.

Ognuno di questi esempi ha una storia propria (tralasciando il Villaggio Le Rocce, la cui vicenda richiederebbe molto spazio) e un comune denominatore.

Il problema di fondo riguarda la destinazione dei siti e la loro gestione.

La vicenda dell’Isolabella, nel periodo di gestione affidata al WWF e con la consulenza dell’Università di Catania è stata esemplare: diventa un “caso” nel momento in cui, come oggi, si discute il suo affidamento divenuto –improvvisamente- appetibile.

Negli altri due casi, il Convento Agostiniano e Villa Crisafulli-Ragno, si ha l’esempio di come non si sia stati capaci di progettare il futuro: il primo, restaurato con una destinazione d’uso specifica senza però una indicazione precisa sulle modalità di gestione successiva, la seconda, acquistata e soggetta ad un intervento di mera manutenzione, senza avere idee chiare sulla destinazione d’uso e sulla gestione.

Ambedue le operazioni senza il coinvolgimento della comunità locale.

Però, con tutte le riserve del caso e le perplessità che abbiamo, quale sarebbe stato il futuro di questi beni senza l’intervento pubblico?

Uno scoglio incolto, un rudere conventuale e un condominio anonimo?

Ma torniamo a Villa Carrozza.

Abbiamo voluto lanciare un appello per questo immobile per cercare di contribuire a quel percorso di cultura che passa, come dice il nostro interlocutore, attraverso l’istruzione, ma anche, aggiungiamo noi, attraverso la conoscenza.

La conoscenza della Storia, piccola e grande, del nostro territorio della quale molti, soprattutto i giovani, non hanno notizia e attraverso la quale può costruirsi quella memoria condivisa che è la base dell’orgoglio delle proprie radici e della speranza per il futuro.

Che è anche l’inizio di un amore verso ciò che ci circonda, senza il quale non si possono affrontare anche quelle battaglie contro l’inquinamento, lo scempio ambientale, e quant’altro.

Come vedi, e come mi auguro sia chiaro, il nostro appello è solo un tassello di un mosaico più grande, per la cui composizione è fondamentale l’apporto di tutti, ognuno con le proprie idee ed i propri dubbi, ma con un obiettivo chiaro e comune: il territorio (comprendendo in esso l’ambiente ed i beni architettonici, storici ed etno-antropologici) è patrimonio collettivo e tutti abbiamo il diritto di fruirne ed il dovere di tutelarlo.

Solo con la crescita di una sensibilità nuova potranno evitarsi le ferite che il nostro comune amico lamenta ed i danni che alcune Amministrazioni pubbliche hanno, nel silenzio di tutti, inferto al territorio.

Infine, per la prossima visita in Sicilia dell’amica del nostro interlocutore ci auguriamo che possa incontrare Antonello da Messina e Cielo d’Alcamo, ammirare i mosaici della Villa del Tellaro ed i ricami del barocco di Noto, passeggiare a Ragusa Ibla in un tramonto d’autunno, sedersi sui gradini di un teatro greco-romano ascoltando voci lontane, e, magari, fare un salto a visitare la Chiesa dei Santi Pietro e Paolo d’Agrò.

Grazie per l’ospitalità.

                                                                                  Santino Mastroeni

presidente sede Area Ionica di Archeoclub d’Italia