EMAIL SU VILLA CARROZZA DI TORREVARATA
 

Egr. Arch. Coglitore,

Riscontro sul Suo web-site l’allarme dell’Archeoclub riguardo la vendita di villa Carrozza in Torrevarata. Riterrei infondata questa  preoccupazione se è vero che l’immobile è vincolato a favore del Ministero dei beni culturali. Infatti dovrebbe essere trascritto un vincolo ai sensi della legge del 1 giugno 1939 nr. 1089 sostituita dal Decreto Legislativo nr.490 del 29.10.1999  che è il Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di beni culturali ed ambientali. La legge che tutti possono consultare è molto chiara, ne consegue che la eventuale alienazione non creerebbe assolutamente alcun pregiudizio per la salvaguardia del ‘’bene culturale’’, poichè senza autorizzazione della Soprintendenza competente non può essere assolutamente variato lo stato di fatto. Oggi non si può toccare neanche un mattone, domani sarà lo stesso, mentre è obbligo notificare l’ avvenuto rogito agli organi del Ministero Beni Culturali.

La trasgressione della suddetta legge prevede pene detentive per i soggetti coinvolti a qualunque titolo,  e l’opera modificata o variata diventa insanabile ed inalienabile. Pertanto non mi sento di condividere le preoccupazioni delle locali associazioni culturali.

Riguardo una eventuale prelazione da parte dell’organo statale competente, che fra l’altro deve essere esercitata entro 60 giorni dal rogito, le considerazioni che ho da fare sono di diversa natura.

Troppo spesso  con la scusa della salvaguardia di un ‘’bene culturale’’ o della creazione di un ‘’polo culturale’’, carrozzoni improduttivi e proprietà fatiscenti in mano a privati, dopo opportuna e generosa valutazione, vengono democraticamente rifilati al pubblico patrimonio.

Non v’è dubbio che questo grazioso manufatto Liberty  andrebbe preservato, ma non acquistato e restaurato a spese della collettività. I fatti ci dimostrano che è assolutamente inutile oltre che dannoso per l’economia collettiva e rendono inopportuna l’acquisizione anche a titolo gratuito perché basta guardarsi intorno e ognuno potrà valutare l’efficienza gestionale dei nostri Enti pubblici.

Sappiamo tutti che penosa fine ha fatto l’Isolabella ed il Villaggio turistico Le Rocce a Mazzarò, per non citare, in altri Comuni a noi limitrofi, inutili acquisti gravosi con relative costose ristrutturazioni, beni tuttoggi inutilizzati e privi di manutensione; mentre in tempi recenti anche S.Teresa di Riva  ha acquistato la cosidetta villa Ragno, tanto cara, tanto inutile perché, come ho potuto personalmente constatare, ancora nessuno sa cosa farne.

Tempo fa  la moda era  parlare e straparlare dello sviluppo industriale dell’isola, ma nessuno si chiedeva se esistevano le strade per arrivarci; sappiamo come è andata a finire. Ora il nuovo slogan è diventato ‘’sviluppo culturale’’,- ‘’giacimento culturale’’, - ‘’polo culturale’’,- ‘’Sicilia antica culla di cultura’’, dati i presupposti possiamo immaginare come andrà  a finire. E se continuiamo con questo improrio sbandieramento di cultura, chi ci legge da lontano ed è allettato a venire in Sicilia, rischia di fare la fine di una mia amica – fatto assolutamente vero- che venendo per la prima volta nella nostra penisola, si meravigliava di incontrare  Dante Alighieri,  Leonardo da Vinci e Michelangelo solo nel nome di alcune strade.

Bisogna abbandonare la moda di enfatizzare il contenitore e tralasciare a dopo il contenuto   dimenticando lungo il percorso che la cultura passa necessariamente attraverso l’istruzione.

Mi auguro che S. Teresa di Riva non commetta un ulteriore errore gravante sulle tasche dei cIttadini a nocumento  di opere assolutamente prioritarie e  di reale, vitale e concreta necessità.

Villa Carrozza, fagocitata dal cemento, è stata distrutta già da tempo ed irrimediabilmente, ma è salva, per Legge, nello stato attuale. Perché allarmarsi per l’eventuale vendita? Cosa cambia?

Invece trovo giustificato l’ancora inascoltato l’allarme  per inquinamento, rumore e traffico che penalizza tutto il paese non suscitando a sufficienza l’interesse della classe dirigente.

E’ in tutti i casi  positivo e confortante che anche nella nostra riviera ci sono tante associazioni sensibili alla salvaguardia del bello.  C’è da sperare che si possano presto concentrare queste preziose energie per raccogliere il coraggio di denunciare e fermare in tempo gli scempi di natura ben più grave in quei numerosi casi dove, sotto gli occhi di tutti, oltre all’estetica ed alla cultura si attenta alla sicurezza degli abitanti col saccheggio sconsiderato del territorio e mi riferisco in particolare alle varie cave aperte nei costoni dei nostri torrenti.

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