IN RICORDO DELLA MAESTRA FRANCA POLLICINA

G.Massimo Cicala

 

“Con un improvviso moto di intima tristezza, si è appreso dai necrologi murali, che l'8 giugno è giunta alla sua Cristiana fine, l’esistenza tra noi della Maestra Sig.ra Franca Pollicina. Appunto, come “Maestra” ci piace ricordarla, per quel suo stile in cui condusse la sua vita, tra Fede, Professione e Famiglia. Era nello storico “staff” delle Scuole Elementari di Bucalo degli anni ’70, con le colleghe Cisca, Ferro, Toscano e Trovato, ed insieme hanno saputo progettare le vite delle classi primarie di chi, nato o residente in quel quartiere, oggi si trova ad essere tra i 40 e i 50 anni, e traghettarle tra due epoche storiche entrambe difficili; un paio di generazioni che sono state e sono tuttora di esempio umano, sociale e lavorativo, anche e soprattutto grazie a quei cinque anni nevralgici in cui tra l’Oratorio di Padre Bonsignore, la Piazza del Carmine, il Villino Pelleri con i suo misteri, casa e scuola si forgiavano le coscienze. Erano quegli anni che, dall’Asilo parrocchiale, in cui le maestre ti cambiavano il pannolino, ti avrebbero portato alle Scuole Medie del “Centro”, con le tute ginniche blu a due righe bianche, le scarpette MECAP con vellutino, e le prime cotte per quella biondina con gli occhi blu. In quel trait d’union, la maestra Franca era con noi, come un “faro” che indicasse la via più adatta alle nostre caratteristiche. Anche se non era la nostra maestra titolare, ci guardava con sorniona bontà quando le classi del primo piano scorrevano la scalinata di casa Scarfone, adibita per decenni a Scuola. E poi le recite di fine anno in cui cantavamo anche gli stonati, e le mamme si commuovevano; la preparazione per la Prima comunione, le visite del Direttore e del Provveditore a cui si doveva ancora l’inchino, o alle prove di fine Primo e Secondo Ciclo in cui la Maestra Franca era “l’esterna”…ma che Diamine!...se ci conosceva meglio delle sue tasche! Ricordo che al mio esame di Quinta (1977), mi fece ripetere tutte le capitali dell’Africa (che ovviamente non potevo sapere tutte), semplicemente posando la “verga” di legno sulla cartina dietro l’angolo, invitandomi semplicemente a leggerle, in modo che il resto della commissione non si accorgesse troppo di ciò che stava accadendo. E che dire delle consuete “fermate postume” sui marciapiedi di Bucalo, quando si era già alle Medie, alle Superiori, all’università, con le fidanzate, mogli e figli. Siamo stati un po’ tutti alunni “della” Pollicina…un cognome che trasudava… pedagogia da tutte le lettere (chissà se un po’ della nostra storia non sia scritta anche nel Casato: pensate a me, Cicala, che faccio il giornalista…). Che bello se una, cento, mille altre maestre più giovani raccogliessero le…mollichine lasciate cadere nella sua santa esistenza per ritrovare il coraggio di incarnare una Scuola Migliore, migliore nell’essere piuttosto che nell’apparire. Ed eravamo tutti un po’ orgogliosi di esserlo, alunni della Maestra Franca, senza per questo “tradire” le nostre titolari di cattedra. Ora, dopo aver vissuto con la nostra “moderna” disattenzione e superficialità, l’ultimo afflato della sua vita assistita da cure amorevoli date le condizioni di salute, ci piace ricordarla nelle sue recenti ultimissime uscite da casa alla Chiesa, passando in rassegna lo sguardo su tutte le case del rione ed i “suoi” tantissimi ex alunni ormai quasi nonni, sicuramente con un velo di serena soddisfazione nel vedere che tanto lavoro è stato fatto, e nel migliore dei modi. Ciao, Maestra Franca, abbiamo ancora come non mai, bisogno di educatrici come te, e se ci fossero Scuole in Paradiso, sicuramente ti avranno già messa al lavoro, senza alcun concorso ad esami, bastano i “titoli” della tua Vita; noi quaggiù ci sentiamo un po’ più nudi, spersi, poveri e soli. Alla famiglia Pollicina-Maccarrone, unita nel sommesso dolore per la perdita della cara congiunta, il fraterno cordoglio di tutta la comunità santateresina.