|
Erosione della spiaggia e porto turistico di Santo Trimarchi
|
|
Qualche settimana fa sono apparse sulla stampa locale due notizie che meritano delle considerazioni perché ci riguardano da vicino e potrebbero segnare il destino della nostra riviera per il prossimo futuro. Si tratta dell’impegno di studio del fenomeno dell’erosione della spiaggia, affidato dal comune di Santa Teresa Di Riva all’Università di Catania, e del protocollo d’intesa tra i comuni di Santa Teresa di Riva, Sant’Alessio e Savoca per il fantastico “master plan” relativo al porto turistico ed alle strutture di contorno, affidato alla società “Italian-Arabic-Consortium”. Sicuramente le amministrazioni avranno ponderato con dovizia le scelte fatte e si stanno muovendo per il bene dei nostri paesi, ma noi, in base alle esperienze di altre realtà nel litorale toscano, ligure e veneto, riteniamo che bisogna stare attenti in quanto la stessa erosione potrebbe essere accentuata dalla costruzione del porto. Tuttavia, se anche non si ponesse il problema della incompatibilità, sarebbe giusto valutare l’opportunità e la fattibilità del grande progetto del porto e delle strutture di contorno. Infatti nutriamo qualche dubbio sui benefici da “svolta epocale” o da “decollo dell’intero comprensorio jonico” quando si pensa di accumulare in gran quantità cemento armato, ferro e piloni nella foce del torrente Agrò andando a cozzare con il PIT Vald’Agrò, che sta consegnando i lavori realizzati con i fondi europei per recuperare e riqualificare il patrimonio ambientale, culturale ed economico della stessa area secondo l’ottica del sistema turistico integrato. E’ lecito chiedersi, prima di esaltarci alla vista dei capitali arabi e delle capacità progettuali di esperti del Nord, fino a che punto, in questo tempo di crisi e di recessione, grandi e tanti alberghi, impianti sportivi e strutture per divertimenti vari possano accogliere frotte di turisti. Proprio adesso che il turismo di massa non rende più: - a Taormina, località rinomata, si parla del 18-20% in meno di afflusso, - a Sant’Alessio le strutture ricettive esistenti si riempiono per dieci giorni l’anno a ferragosto, - a Santa Teresa di Riva restano vuote tante case per le vacanze anche d’estate. Purtroppo abbiamo il timore che questo grande progetto non sia in grado di valorizzare l’identità complessiva dell’area rispetto ai beni ambientali e culturali presenti per promuovere uno sviluppo interno,territorialmente equilibrato, stabile e sostenibile, bensì tende a trasformare l’ambiente naturale secondo un modello di espansione turistica caotico,informe, sproporzionato, per lo più abbandonato. Mentre sarebbe auspicabile un turismo etico ed ecologico fondato su una attività di sviluppo responsabile e sostenibile che rispetti la capacità di carico ambientali, sociali ed economiche. Si tratta di mantenere l’area di attrazione turistica integrando le potenzialità naturali con le risorse culturali ed la disponibilità dei prodotti tipici locali, in modo da favorire un flusso possibilmente costante, di qualità e redditizio. Pensare ancora al turismo di massa è vera miopia e conduce all'autodistruzione, invece mediante un controllo di qualità del "prodotto turistico" sotto ogni aspetto si prefigura un turismo attivo che contribuisce a rendere più sani l'economia e l'ambiente. L'industria del turismo ormai si pone le questioni fondamentali della sicurezza e della salute con l’attenzione particolare alla dimensione ecologica, alla conservazione e alla decorosa presentazione di luoghi e monumenti. Si fa sempre più pressante, quindi, la richiesta di requisiti culturali e formativi nel "prodotto turismo". Informazioni corrette e adeguate, guide preparate, documentazioni attraenti e dense di notizie procureranno maggior pregio all'offerta di servizi turistici. Una cura speciale va affidata alla progettazione architettonica delle infrastrutture turistiche, impiegando stili e materiali di costruzione che siano in armonia con l'ambiente naturale. Ormai bisogna prospettare nuove soluzioni estetiche ed ecologiche per intercettare la tendenza crescente del turismo “mirato”, senza appesantire la bellezza del paesaggio naturale in maniera ingombrante con sistemi artificiali, megastrutture alberghiere ed impianti eccessivi. Queste costruzioni, infatti, hanno un costo elevato di mantenimento e pare stiano diventando sempre più marginali per la dimora dell’uomo che viaggia. E’ quindi opportuno che gli amministratori locali facciano le valutazioni di merito, supportati sempre dai pareri tecnici e dal ritorno economico ma ancor di più dalla qualità del progetto in termini di valore ambientale, morale e sociale, che poi rappresenta la vita non solo nostra ma delle generazioni future. |