IN MEMORIA DI SALVATORE TRIOLO

di Cristina Campailla

 

 

 

 

Il mondo artistico di Salvatore Triolo

“Io sono e mi sento siciliano”

Non è cosa facile ripercorrere i primi passi di chi, come Salvatore Triolo, sul palcoscenico ci è praticamente nato. All’età di nove anni aveva già calcato le scene e da lì in avanti non si è più fermato. L’amore per il teatro è cosa dunque ben nota in Salvatore, ma vediamo di individuare anche gli altri suoi interessi nel mondo dell’arte in generale.

Ancora ragazzino, attratto dalla musica, prende lezioni di teoria e solfeggio dalla prof.ssa Macarione (sua insegnante anche alla media) che aveva ben intuito la naturale predisposizione del giovane allievo verso questa forma artistica: il ragazzo nel tempo libero, cercava di mettere a frutto quanto imparato, suonando – più o meno col consenso – l’armonium a pedali custodito con tanto di lucchetto nella chiesa Madonna del Carmelo. In seguito, senza più il supporto della docente,va avanti da autodidatta. Contemporaneamente entra a far parte del gruppo diretto da Vittorio Bruno “Piccoli canterini”, tra i quali già spiccava la ben nota soprano Lucia Aliberti. (La musica popolare ha avuto ed ha un grande interesse per Salvatore che nel ’72 dirige il gruppo folkloristico di Furci e, qualche anno dopo, entra a far parte del coro popolare di Santa Teresa per la parte recitata). Musicalmente parlando, il debutto arriva per il Nostro con ‘I cadetti’ suonando l’organo elettronico, antenato della tastiera. Dopo 5 anni fa parte di coloro che rimettono in piedi la preesistente formazione ‘Gli angeli’. Fino al 1981 suona in modo costante ed ha la possibilità di conoscere grossi musicisti ed essere apprezzato da personaggi di spicco , quali il non dimenticato Corrado che non esita a complimentarsi. In questi anni è pure nel team della redazione di Europa Radio e collabora con programmi anche sportivi.

L’interesse e l’attaccamento alla melodia non può essere separato da un grande punto fermo nella carriera del santateresino: il signor Teatro.

Avvicinarsi per poi conoscere questo mondo sin dalla tenera età ha permesso a Salvatore di assorbire molto da chi aveva più esperienza e di muoversi con sempre maggiore disinvoltura sul palcoscenico. Nei primi anni 70 eccolo tra gli attori della compagnia ‘Nino Martoglio’. Nell’86 comincia l’attività con i ‘Liberi attori siciliani’, all’inizio per la parte musicale e poi anche per quella recitata. Sono questi gli anni più fruttuosi: lavori inediti, creati a quattro mani con Vittorio Bruno, come ‘Tonache e merletti’, ‘La badessa’, ‘Fanfalù’; collaborazioni importanti, basti pensare alla regia in più lavori di Romano Bernardi, “un maestro anche da un punto di vista umano” – sostiene Triolo - , alla cura dei costumi e delle scene da parte di Giuseppe Andolfo (impegnato in diversi teatri catanesi, tra cui il “Bellini”); non mancano premi di rilievo conseguiti in una grossa rassegna teatrale di Zafferana Etnea diretta da Turi Scalia. Proprio con quest’ultimo Salvatore ha la possibilità di recitare e soprattutto di affinarsi. “Ho sempre cercato di trarre il massimo da chi poteva arricchirmi e consigliarmi”. Seguono diversi anni al teatro Val d’Agrò e la collaborazione con l’associazione ‘Teagros’ di Scifì. Nell’ottobre 2006 si costituisce l’associazione culturale-teatrale “I Marinoti”, di cui diviene il Presidente. Il teatro dunque, specie quello dialettale, è il ‘piccolo grande amore’ di Salvatore Triolo che afferma “sono e mi sento siciliano. La nostra terra vanta il più grande  patrimonio in  campo teatrale  ed ha una grossa eredità da lasciare” ed aggiunge “è importante non trascurare il bottino che abbiamo e sensibilizzare le nuove generazioni affinché l’attività teatrale diventi una cosa naturale. Il teatro dialettale rappresenta piccoli squarci di vita reale; i giovani dovrebbero imparare a separare la vita normale da quella di palcoscenico”. Gli chiedo: c’è un personaggio finora che ti è piaciuto di più tra quelli interpretati? Potrei citare il notaio ne ‘La badessa’, o Lucino in ‘L’aria del continente’, o ancora il Maravigna del ‘Fiat voluntas Dei’. Come giudichi la qualità dei testi teatrali odierni? Ci sono molti registi che spesso riadattano lavori o riscoprono opere che la maggior parte del pubblico non conosce e le fanno passare per testi inediti: non è così e, in questi casi, sarebbe preferibile scrivere che sono liberamente tratti. Per quanto riguarda i testi di cabaret, morto con Pino Caruso e Renzino Barbera a mio avviso, questi non riservano altro che turpiloqui, tentativi di umorismo inglese. Certo non è facile “durare” per chi sceglie di fare il cabarettista.

Salvatore confessa in seguito di non escludere l’idea di creare un lavoro in 2 atti contententi rispettivamente due novelle dell’amato Pirandello, come ad esempio ‘Lumie di Sicilia’ e ‘La patente’ o ‘La giara’.

Non so quando smetterò  con il teatro –dice in conclusione Salvatore – forse quando avrò capito che non avrò più nulla da trasmettere ma soprattutto quando non mi divertirò più perché lo scopo principale  è quello di divertirsi. Nonostante si facciano molti sacrifici per preparare un lavoro, l’applauso spontaneo del pubblico ripaga di ogni cosa. Ora vorrei mettere a frutto quello che ho imparato e assorbito nel corso degli anni e vorrei trasmettere il massimo a chi si avvicina al teatro anche per capire se sono capace di dare qualcosa agli altri. Sono massimamente convinto che per farsi comprendere bisogna esprimersi in un linguaggio elementare, mai complicato, fornendo così i rudimenti per portare le persone a vedere  se esse sono veramente attratte ed amanti o no di questo mondo straordinariamente bello  che è il teatro”.

Salvatore Triolo è scomparso domenica 10 maggio, lasciando attorno a se un vuoto difficile da colmare.