Quello qui proposto è uno spaccato di

esistenza nel quale, per gioco o per scelta,

mi sono immaginato sopra un treno.

Mezzo di trasporto, metafora del nostro tempo

sempre più convulso,

scandito dai ritmi frenetici,

ma anche luogo d'incontro e di scambio.

Il treno diventa finestra sul mondo,

un inedito punto d'osservazione

dal quale è possibile ammirare splendidi paesaggi.

Un caleidoscopio di immagini che scorrono

davanti ai nostri occhi e s'insinuano nella mente.

Un lungo viaggio, nel quale siamo attori e

spettatori del nostro tempo.

 

 

IL VIAGGIO DELLA VITA

di Carmelo Bucolo

 

 

Ogni viaggio qualunque esso sia,

è sempre una scoperta, una magìa.

Ma è ancor più un'avventura infinita

se diventa il viaggio della vita.

Vorrei fare un viaggio sopra un treno

tirar dritto da Taormina a Vipiteno

passando per Saronno via Cantù

un viaggio lungo che non finisce più.

Sostare alla stazione di Olginate

fare una puntatina a Gallarate,

per poi prender la via di casa mia

e mi si perdoni la frenesia.

Vorrei fare un viaggio sopra un treno

provare la mia corsa senza freno,

mettendoci un sogno per vagone

e star su fino a farne indigestione.

Fare un viaggio. Non sul Pendolino

ma requisire il treno del mattino,

quello che prendo con lo sguardo lesso

oppure il Settebello come si usa adesso.

 

Alle sei e trentotto dell'orario,

esser puntuali è secondario

e se sitratta di prendere un locale

quello delle sei e cinquanta è l'ideale.

Vorrei che fosse l'Omnibus di un tempo

e che divenisse un monumento

a tutti gli anni che ci siam bevuti

quando ci fermavamo ogni due minuti,

sostando tra le nebbie mattutine

a far pipì dai cessi sulle traversine,

tanto per ingannar le sonnolenze

nell'attesa di dar le precedenze.

Vorrei un treno con mille e un vagone

disposto in fila dentro la stazione

e poi partire per la grande gita

con tutti quelli conosciuti in questa vita.

Tre vagoni li voglio requisiti

con le carrozze piene di graffiti,

disegnati da trecento e più pittori

che inventino un percorso di colori.

Bordeaux voglio i binari dell'andata,

bianco panna vorrei la massicciata,

blu mare i binari del ritorno

dell'iride i colori tutt'intorno.

Sopra i vagoni vorrei le tinte forti

scritte e disegni come roccaforti,

che mi faccian credere in qualcosa

in un amore, in un bacio, in una rosa,

un cuore rosso, un'idea di cambiamento,

un poeta, un luogo, un bastimento,

carico di qualcosa da aspettare,

un miraggio, un corpo da sognare.

Vorrei un treno che fosse quasi un messaggio

lungo tanti vagoni quanti un viaggio,

che sia più partenza che arrivo

forse mi basterebbe un punto esclamativo!

Oppur che sia più arrivo che partenza

dove non si prevede certo la presenza

di una logica anonima e banale

in un viaggio così poco usuale.

Che in questa storia ci sia contraddizione

non è una regola ma un'eccezione.

 

Voglio un dubbio, un dilemma per vagone

perchè come succede all'aquilone

controvento occorre proprio andare

questo è l'unico modo per volare!

Ma visto che sul treno è necessario

cercherò d'inventare un inventario

con tutto quello che ho in mente

mettendoci insieme un po' di gente,

i miei giorni più belli, le mie ore,

su questo treno che mi conquista il cuore.

Per prima cosa nel mio viaggio

bandisco chi è senza coraggio,

via dal mio treno gli imbecilli tutti,

gli imbonitori, i guitti, i farabutti,

che aumentano al passaggio di ogni ora

con i loro servi più stupidi ancora.

Chi improvvisa, chi ammicca, chi tradisce,

chi parla troppo e poco agisce,

chi non perde occasione per bleffare

con loro non intendo più viaggiare!

Voglio lasciare sulla pensilina

tutti i maestri della manfrina

che fingono e intanto sono già in mare

mentre la zattera sta per affondare.

Ma allora sul mio treno chi ci metto?

Eppure son sicuro e scommetto

che faticherò a imbarcar tutti quanti

anche se mille vagoni son tanti.

Perchè di gente che vorrei con me

non ce n'è in giro gran che,

invece di gente da mandare alla malora

ce n'è tanta e tanta ancora.

Basta esser coerenti

viver la vita da soggetti attenti

a ciò che ci sta attorno e ci sarà

sentirsi parte dell'umanità.

I compagni di viaggio sul mio treno

non saranno fenomeni e nemmeno

certo persone eccezionali

ma soltanto esseri normali.

 

 

Le mie mille carrozze con amore

lascio ai modesti di mente non di cuore

e auguro a tutti i sinceri che ho incontrato

che la vita sia per loro un viaggio incantato.

Come alle feste dove si invitano gli amici

è a loro che riservo i posti più felici,

a quelli che mi sono stati vicini

le poltroncine accanto ai finestrini.

Voglio le donne che mi hanno amato

quelle che senza calcolo mi han dato

più di quanto ho potuto loro dare

e che forse non ho saputo amare.

Porto con me nel mio viaggio più vero

chi mi ha accompagnato sul sentiero

sul quale ho costruito la mia storia

che vi ha offerto un frammento di memoria.

Qualche carrozza ai bimbi la voglio riservare

sperando in un mondo che li sappia amare

e durante tutto questo viaggio

per loro voglio sia sempre maggio.

E ora che parte il treno del domani

non occorre tenere tra le mani

il biglietto per questa spedizione

stiamo per lasciare la stazione.

E' tutto offerto dalla fantasia

muoviti, dai, andiamo via.

Guarda fuori già si vede il mare

non c'è ticket che tenga per sognare!