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dal MARSALA alla GASSOSA |
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la storica vocazione commerciale di Santa Teresa di Riva |
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Ci fu un tempo che Santa Teresa di Riva primeggiava, tra Messina e la sua provincia, per la produzione di vino marsala !!! Parliamo del 1896, sindaco don Francesco Paolo Caminiti (figlio di Giuseppe, Padre dell’Autonomia santateresina) il quale grazie alla sua amicizia con i fratelli De Pasquale di Messina, contribuì a far impiantare una industria enologica, per la produzione di vino marsala. Ma andiamo con ordine. A quel tempo, anche se gli stabilimenti enologici erano pochi, la produzione di vino in provincia di Messina era abbastanza notevole, infatti risulta, secondo i dati della Direzione Generale dell’Agricoltura, che nel 1893 fu di 645,202 ettolitri e nel 1894 di 640,037 ettolitri, nonostante in parecchi comuni la fillossera (insetto che si nutre della linfa della vite, arrecando gravi danni alle colture) avesse danneggiato molti vigneti. Il vino era perlopiù prodotto con sistemi antichi e in buona parte era semplicemente vino da taglio. Esso era (e in parte lo è anche oggi) molto ricercato sul mercato e veniva pagato a prezzi più alti dei vini consimili, infatti era ben conosciuto dai commercianti francesi, americani e tedeschi, che lo acquistavano per alzare il grado alcoolico dei loro vini ”deboli”. Tre erano nel 1896 gli stabilimenti enologici aventi carattere industriale, presenti a Messina e provincia, dei quali si ha notizia, quelli, cioè delle ditte “ Fratelli De Pasquale e C ”, “ Giacomo De Angelis ” e “ Giacomo De Pasquale ”,essi producevano principalmente il vino marsala, così come risulta dal corposo volume “L’economia siciliana a fine ‘800” a cura dell’Istituto Regionale per il Credito alla Cooperazione di Palermo. Lo stabilimento più importante era quello della ditta Fratelli De Pasquale, ed era sito proprio a Santa Teresa di Riva, probabilmente nella zona di Barracca. La produzione media annuale era di circa 4000 ettolitri, anche se negli ultimi anni era diminuita a causa dell’aumento della tassa sull’alcool, necessario per la produzione del marsala. La ditta De Pasquale aveva impiantato anche un macchinario per la produzione del concentrato di mosto. Fra gli altri utensili, lo stabilimento aveva pure un enotermo (strumento oggi completamente sconosciuto), inventato dagli stessi fratelli De Pasquale, e premiato in diverse esposizioni, il quale serviva per il riscaldamento automatico del vino nelle botti, inoltre aveva, unica fabbrica del genere ad esserne in possesso, una caldaia a vapore, della forza di tre cavalli, che serviva per la vaporizzazione delle botti e forniva nello stesso tempo la forza motrice per la concentrazione dei mosti. Nello stabilimento vi lavoravano stabilmente otto lavoranti maschi (5 adulti e 3 sotto i 15 anni), compresi quattro bottai. Durante la vendemmia, che durava circa 40 giorni, i lavoratori erano 42. Oltre alla produzione del vino marsala la ditta dei Fratelli De Pasquale produceva aceto di puro vino, infatti, lo stabilimento aveva ben 80 apparecchi di acetificazione, 2 pompe e altri utensili diversi, fra cui un enotermo, come quello sopradescritto, e una macchina detta truciolatrice per la provvista dei trucioli occorrenti per la lavorazione dell’aceto. Lavoravano, per tutto l’anno, 11 operai maschi (8 adulti e 3 sotto i 15 anni), compresi 6 bottai. La materia prima impiegata era vino più o meno inacidito, proveniente dalle province di Messina, Catania, Agrigento, ecc. L’aceto prodotto veniva venduto in massima parte nel nord Italia, e specialmente in Romagna, nel Veneto e in Lombardia. Negli ultimi anni si esportò anche all’estero, in paesi come Germania, Austria, Inghilterra e Russia. Le botti di aceto e di marsala da Santa Teresa venivano trasportati sino al porto di Messina, dove venivano imbarcati e poi smerciati verso i mercati italiani ed esteri. A quel tempo il trasporto a terra delle merci avveniva principalmente attraverso carri, carretti e carrumatti (carretti con le sponde) e ciò naturalmente incideva notevolmente sul costo finale del prodotto. |
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| Il carretto è stato per tanti anni l'unico mezzo di trasporto e a prezzi relativamente bassi si poteva usare in qualsiasi occasione c'era bisogno di "fari un viaggiu". Foto anni '30 - via Regina Margherita a Santa Teresa. | L'ultimo carrettiere attivo della nostra zona fu "CAMPIUNI" di Furci Siculo, che trasportava di tutto: sterru, sabbia, laterizi, cascitti ì custaddeddhi e cicireddhu, ecc. Negli ultimi anni, visto il poco lavoro, s'era fatto istoriare il carretto con dipinti tipici siciliani e guadagnava qualcosa portando a spasso i turisti a Taormina. |
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A seguito degli elevati costi di trasporto, la ditta dei Fratelli De Pasquale decise, allo scopo di dare maggiore impulso alla produzione e di ampliare lo stabilimento, di costruirne uno nuovo nella zona di Camaro Inferiore alla periferia di Messina, a circa 1 km dal porto, quindi con un notevole risparmio economico e di tempo per il trasporto delle merci. Salvatore De Pasquale, uno dei fratelli, comprò un vasto terreno per costruire un altro stabilimento e così ai primi anni del ‘900 a Santa Teresa di Riva non c’era più traccia della produzione del marsala e dell’aceto di vino. Purtroppo, oggi si è persa la memoria storica di quanto detto, e non si hanno, al momento, altre notizie riguardanti questa attività vinicola nè la precisa ubicazione dello stabilimento. |
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Rara immagine, forse unica, che riprende la ciminiera, a pianta quadrata, dell'antica filanda di Rosario Garufi ubicata a Furci (allora e fino al 1923 frazione di S.Teresa) e precisamente nell'odierna via Monza (fino a pochi decenni addietro denominata via della Filanda). Tale filanda, con 48 bacinelle, aveva con una caldaia di mq.19,59, ed erano impiegati ben 20 lavoratrici e pur avendo la capacità di produrre 60 balle di seta ne realizzava appena la metà per mancanza di manodopera disponibile. A seguito del terremoto che colpì Messina del 1908 anche le filande della provincia subirono dei danni; infatti sia quella di Angelo e Domenico Papandrea figli di Carmelo, quella di Letterio figlio di Giuseppe, entrambe di Roccalumera, come quella di Agostino Garufi fu Rosario, subirono dei seri danni e ricevettero, il 29 ottobre 1909, rispettivamente lire 1600, 1600 e 2000. C'è da dire che, tra le filande presenti nella Riviera Jonica, la prima che venne fornita di luce elettrica fu quella di Carmelo Papandrea di Roccalumera, che aveva una dinamo a corrente continua che illuminava 10 lampade a incandescenza della potenza di 16 candele. |
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Oltre alla produzione di marsala e di aceto, nel 1896 Santa Teresa di Riva (bisogna ricordare che Furci, che allora faceva parte di Santa Teresa, era la borgata più sviluppata dal punto di vista commerciale, basta pensare che nel 1881 c'erano già 2 licenze per la vendita di tabacchi, mentre solo nel 1888 se ne realizzò una a Bucalo) era rinomata in tutta la provincia per alcune piccole fabbriche, a carattere familiare, come quelle per la produzione dei fiammiferi in legno (n° 1 fabbrica), della pasta da minestra, ben 16 fabbriche, dove vi lavoravano 64 persone, n° 5 oleifici (trappeti), n° 1 filanda di seta, che era la più grande della nostra zona, n° 3 di botti e barili, per la essenza di limone, esistevano n° 6 piccole industrie (in seguito arrivarono a 13), a conduzione familiare, per la produzione di essenza (consiste nel tagliare la corteccia del limone a pezzi e spremere poi questi a mano sopra una spugna, raccogliendo il prodotto in appositi recipienti) e di agrocotto (si ricava spremendo il succo dei limoni, di cui in precedenza fu utilizzata la corteccia per l’essenza, che viene concentrato, mediante ebollizione in grosse caldaie finchè si riduce a consistenza sciropposa). Poi il tutto veniva portato alla ditta “Sanderson” esistente a Tremestieri alla periferia di Messina. Successivamente (1921) alla “Citrica” di Sparagonà, dove l’agrocotto serviva, in buona parte, per la fabbricazione dell’acido citrico. “La Citrica” industria a livello nazionale venne realizzata nel 1920-21, con capitale tedesco, a Sparagonà su terreno dell’On. Michele Crisafulli Mondio, dove veniva prodotto l’acido citrico (da cui deriva il nome dell’industria), ma che durò solo alcuni anni a causa della realizzazione dello stesso con procedimento sintetico. |
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| Magazzeno di Alessandro Garufi a Bucalo - anni '60 | Cartolina del 1925- La Citrica di Sparagonà, allora in piena attività. |
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L’ultimo esistente mulino chiuse alcuni dopo la seconda guerra ed era situato nel baglio di Sparagonà (di fronte la torre) ed era gestito dal sig. Nino Rigano “ù mulinaru” (ancora oggi esistono alcuni interessanti attrezzi da lavoro e l’antico pozzo con la senia, dove veniva fatto girare l’asino per attingere l’acqua). Fino ad alcuni anni addietro esistevano ancora alcune fabbriche di una certa rilevanza, anche a livello nazionale, come l’Atelana (sita a Sparagonà nello stabilimento dell’ex Citrica), dove veniva fusa la pietra lavica dell’Etna e trasformata in lana di vetro, utilizzata in edilizia per la coibentazione negli edifici. La C.A.E.T. sita a Barracca, dove si costruivano pali in cemento armato di sostegno ai fili elettrici e che venivano venduti all’ENEL (trasferita prima a Furci Siculo e da qualche anno irrimediabilmente chiusa). Una capitolo a parte meriterebbe la storia della fiera-mercato del bestiame, che nel 1868 si svolgeva annualmente, in occasione dei festeggiamenti in onore della Madonna del Carmelo, in origine nella spiaggia adiacente l'alveo del torrente Savoca, oggi, mercato quindicinale di prodotti alimentari e abbigliamento, si svolge adiacente al torrente Agrò, che geograficamente è esattamente all'apposto da dove nacque, oltre 140 anni fa. |
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| Foto anni '60 - operai della CAET mentre realizzano un palo in c.a. | Foto 1967 - Operai dell'ATELANA |
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E ancora, l’impresa di Stefano Principato, che comprava il vino dalla zona dell’Etna e l’imbottigliava col nome di “Vino Principato” e in seguito vendeva all'ingrosso farina, granturco (ranuni), simmuneddha, fagioli, ceci ,fave, ecc. e c'erano pure i F.lli Intersimone a Barracca e i F.lli Leo (di Misserio) nella zona del Centro; due fabbriche per la produzione del sapone, una di don Ciccio Cardillo e l’altra di Pietro Basile, detto “ù sapunaru”, che utilizzavano olii e grassi, di provenienza locale, mentre la soda caustica e le resine provenivano principalmente dall’estero; il sapone prodotto si vendeva soprattutto a Messina e in Calabria. Due pastifici erano nella zona di Barracca, abbastanza rinomati, uno dei f.lli Turiano e l'altro di don Ninu Famulari, e sempre a Barracca c'era pure la vendita all'ingrosso dei F.lli Intersimone. Per concludere questo breve exscursus, sulla vocazione commerciale di Santa Teresa di Riva, c'erano pure, le imprese di Giovanni Moschella e successivamente quella di Domenico Furrer, che producevano la famosa, ma ormai dimenticata, “gassosa con la pallina”( la pallina di vetro serviva a tappare la caratteristica bottiglietta da 170 cc). |
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| Tessera del 28 settembre 1942, rilasciata al commerciante Stefano Principato, per effettuare acquisti all'ingrosso di patate per poi rivenderle ai negozi della zona. | Etichetta della Gassosa FURRER. Il primo stabilimento venne realizzato a Roccalumera, vicino all'orfanotrofio delle suore e solo a metà degli anni '60 venne trasferito a Santa Teresa di Riva ( zona Centro) e rimase attivo fino a metà degli anni '70. |
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| Manifestino pubblicitario del 1885, che la dice lunga sulla vocazione commerciale di Santa Teresa di Riva. Il sarto (custureri) Rosario Lenzo pubblicizza le sue stoffe di pura lana per realizzare vestiti all'ultima moda a prezzi scontati. | Bolla di consegna del 1894, dove il sig. Pietro D'Anna, che aveva il magazzeno per la lavorazione dei limoni nella via Agrumaria (da qui il nome) spediva settimanalmente circa 200 casse di limoni a New York e in Inghilterra. |