S T O R I A        D I       M E S S I N A            
                                                                                                        

Messina fu fondata con il nome di Zancle, dal siculo Zanclon (falce) a ricordo della forma falcata del porto.Borgo antichissimo sicano e siculo e grande stazione commerciale fenicia, finchè dal 757 a.C. fu colonizzata dai greci calcidesi venuti da Cuma e dall’Eubea. Per la sua posizione strategica nel mediterraneo e sempre stata la principale via di comunicazione tra il tirreno e l’ occidente ed è sempre stata uno dei centri commerciali e marittimi più importanti. E’ stata governata da tiranni locali e assoggettata a dominazioni straniere, siracusane e cartaginesi fino al 264 a.C. quando la città chiese aiuto ai romani che la occuparono dando inizio cosi alla prima guerra punica. Passata sotto l’influenza bizantina, dopo un lungo periodo di dominazioni barbare, fu conquistata dagli arabi verso l’827 d.C.e liberata da Ruggero il Normanno nella primavera del 1061.Sotto la dinastia normanna Messina godette di numerosi privilegi, confermati anche dagli Svevi che iniziarono a governare in Sicilia dal 1194 con Enrico VI .

Passata successivamente agli Angioini si ribellò il 28 aprile 1282, subito dopo che la la consorella Palermo aveva dato inizio ai vespri siciliani. Occupata dagli Aragonesi, con Pietro III incoronato Re di Sicilia a Palermo il 4 settembre 1412 segui’ le sorti della Sicilia fino al 1412 fino a quando i castigliani la annessero al loro regno imponendo alla Sicilia il vicereame. Nel 1516 divenne sovranità austriaca con Carlo V, per tornare sotto gli spagnoli nel 1556. Nel 1674 stanca dei soprusi Messina si ribellò e nel 1678 si elesse a libero comune con l' aiuto delle truppe francesi di luigi XIV che poi tradendola la riconsegnò agli spagnoli. Passata poi nel giro di pochi anni sotto la dominazione dei Borboni dei Savoia e degli Asburgo tornò ai Borboni con Carlo VII che nel 1735 si fece incoronare a Napoli re di Sicilia e Napoli.

Insorta nel 1821, ma la rivolta venne soffocata nel sangue e i figli migliori vennero uccisi o mandati in esilio, insorge nuovamente il primo settembre 1847 dando inizio in tutta Italia i moti del risorgimento nazionale. Associatasi ai cugini palermitani il 29 gennaio 1848 venne ridotta in cenere dai Borboni aiutati da mercenari Svizzeri. Il 27 luglio 1860 venne liberata da Garibaldi e poco dopo il 21 ottobre Messina votò l’ annessione al regno d’Italia sotto il regno dei Savoia. Nel dicembre del 1908 Messina venne distrutta e rasa al suolo da un fortissimo terremoto che ne decimò la popolazione.Risollevatasi a stento dal cataclisma venne di nuovo distrutta dai bombardamenti della II guerra mondiale cancellando quasi del tutto i monumenti e tutto ciò che restava della storia di Messina. Restano soltanto gli archivi per ricordarci, quanto Messina abbia combattuto contro i popoli oppressori , la sua grandezza e il suo splendore delle civiltà passate, e della sua passata potenza.

MONUMENTI  DA  VISITARE

Punto commerciale strategico, Messina diviene anche luogo di incontro e scambio non solo di prodotti, ma di correnti artistiche e di idee, è in un ambiente ricco di stimoli quindi che vengono a formarsi personalità quali Antonello da Messina. In tempi più recenti la città viene purtroppo colpita da terremoti devastanti, in particolare quello del 1783 e quello del 1908 quando la città viene distrutta al 90% e più di 60000 sono le vittime. Durante la seconda guerra mondiale subisce un duro bombardamento.

Museo Regionale

Il percorso proposto segue l'avvicendarsi dei periodi storico artistici a partire dall'epoca bizantina e normanna. Dipinti, bassorilievi e capitelli caratterizzano le prime sale. Emergono un bel crocifisso ligneo policromo della prima metà del Quattrocento (terza sala entrando sulla destra) e un medaglione in terracotta invetriata della bottega dei Della Robbia raffigurante una Madonna dallo sguardo dolcemente rivolto verso il bambino. Nella sala successiva si evidenzia l'influsso fiammingo. Il realismo e l'attenzione per i particolari del bordo del manto e dei polsi della veste della Madonna col Bambino attribuita ad un seguace di Petrus Christus (XV sec.) si ritrovano nella bella, ma rovinata composizione di Antonello da Messina, il Polittico di S. Gregorio (1473). In lui la linearità compositiva si unisce alla minuzia fiamminga, come dimostra la realizzazione della veste della Madonna. L'armonia compositiva viene sottolineata dalla scelta prospettica che utilizza un unico punto di fuga e sfonda il pannello centrale per allargarsi a quelli laterali. Il basamento infatti prosegue ai piedi dei due santi unendo le tre figure in un unico spazio. La lunetta in basso, al centro, segna lo sfondamento del piano sottolineato dalla collana sospesa nel vuoto. Nella stessa sala si trova la bella Deposizione dalla croce di Colun de Coter in cui la drammaticità è sottolineata dall'affollarsi dei volti delle persone chine a sostenere il corpo del Cristo morto e dai colori bruciati e spenti.
La sala seguente è dedicata al messinese Girolamo Alibrandi. Tra i dipinti spiccano la grande Presentazione al tempio del 1519 (si notino i tratti nobili e dolci della donna in primo piano) e San Paolo. Nella stessa sala si noti una bella statua raffigurante la Madonna col bambino di A. Gagini. Il pittore romano Polidoro da Caravaggio e lo scultore ed architetto fiorentino Montorsoli portano a Messina il manierismo. A loro ed ai loro seguaci sono dedicate le sale 6 e S. Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio resta a Messina un anno, tra il 1608 ed il 1609, durante il quale dipinge l'Adorazione dei pastori e la Resurrezione di Lazzaro (sala 10). Basta questo breve periodo a influenzare gli artisti presenti nella città.
La bella e fastosa Berlina del Senato (sala 12), del 1742, ha rifiniture e piccole sculture in legno dorato e riquadri dipinti di fine fattura. Al piano superiore del museo sono conservati manufatti d'arte decorativa ed applicata.

Chiesa di S. Giovanni di Malta - In via S. Giovanni di Malta. Lo squadrato edificio tardo-cinquecentesco presenta sul lato ovest (via Placida) un prospetto scandito da pilastri in pietra bianca, nicchie e finestre, sia cieche che non, ulteriormente movimentati da una tribuna nell'ordine superiore.

Chiesa di S. Francesco d'Assisi o dell'immacolata - In viale Boccetta. Questa chiesa monumentale fu interamente ricostruita dopo il terremoto del 1908. Conserva tuttavia alcuni elementi originali, come le tre sobrie absidi duecentesche in pietra, interrotte da strette arcate in cui si aprono le finestre, i due portali ad arco acuto di epoca posteriore rispetto all'impianto originale della chiesa e il bel rosone sulla facciata.

Monte di Pietà - Via XXIV Maggio, angolo piazza Crisafulli. E' un palazzo tardo-manierista dalla facciata caratterizzata da un massiccio portale a bugnato, inquadrato da robuste colonne, sormontato da un timpano ad arco spezzato e da un balcone con mensole a volute. Il piano superiore, distrutto dal terremoto, non è stato ricostruito e conferisce all'insieme un senso di incompiutezza. Oggi è un auditorium.
Sul lato sinistro dell'edificio un cancello dà accesso a quello che era il sagrato della chiesa di S.Maria della Pietà, preceduto da una maestosa scalinata a rampe simmetriche. Della chiesa resta solo il prospetto.

Duomo - Quasi completamente ricostruito dopo il sisma del 1908 seguendo l'originale stile normanno, ha la facciata a salienti alleggerita da monofore e da un piccolo rosone centrale. Dei tre, il portale centrale, ricostruito utilizzando elementi originali (XV sec.) è racchiuso da colonnette sostenute da leoni ed è coronato, nella lunetta, da una Madonna col bambino del XVI sec.
Sul fianco destro, un piccolo edificio è rischiarato da belle bifore in stile gotico catalano. All'interno, bello il soffitto a capriate dipinto sul modello dell'originale distrutto dai bombardamenti dell'ultima guerra. Le travi di colmo presentano una decorazione a rosoni intagliati di gusto orientaleggiante.
Tesoro - Ingresso dall' interno del Duomo. Riunisce una bella collezione di arredi e paramenti sacri. Il pezzo più antico del tesoro (Alto Medioevo) è la Pigna, una lampada in cristallo di rocca. Moltissimi gli argenti e spesso di fattura messinese tra cui bracci-reliquiari (quello di S. Marziano con decorazione a motivi islamici e bizantini), candelieri, calici ed un bell'ostensorio del XVII sec.con due angeli (ed un pellicano al centro) che reggono la raggiera.

Orologio astronomico - E' l'elemento di maggior interesse del campanile, alto 60 m, che si erge sulla sinistra della chiesa. Costruito nel 1933 a Strasburgo, l'orologio meccanico si dispone su più livelli, ciascuno con una raffigurazione ed un movimento differente. Nel primo, una biga guidata da una divinità segna il giorno della settimana; nel secondo campeggia al centro la morte che úagita in segno ammonitore la falce, mentre le sfilano davanti un bambino. un giovane, un soldato ed un vecchio, le quattro diverse età dell'uomo. Sopra il santuario di Montalto (copia di quello che si vede anche da qui, volgendo lo sguardo a sinistra), un gruppo di personaggi illustra, a seconda del periodo dell'anno, la Natività, l'Epifania, la Resurrezione e la Pentecoste. Nel quadro superiore una scena legata alla leggenda locale: la Madonna consegna agli ambasciatori di Messina una lettera con la quale ringrazia ed accorda la sua protezione agli abitanti della città convertiti al Cristianesimo da S. Paolo Apostolo. Ed infatti la Madonna della Lettera è la protettrice di Messina.
Le due fanciulle che battono i colpi sulle campane sono due eroine locali, Dina e Clarenza, vissute nel periodo della resistenza contro gli Angioini (1282). Il livello più alto è occupato da un leone. Il lato sud del campanile presenta invece (a partire dal basso) il calendario perpetuo, quello astronomico con i segni zodiacali e le fasi lunari.
Ai dodici colpi di mezzogiorno tutti gli automi si mettono in movimento con una musica di sottofondo: il leone, simbolo della vitalità della città, ruggisce tre volte ed il gallo, tra le due fanciulle, canta.

Fontana di Orione - Al centro di piazza del Duomo, questa bella ed elegante fontana è opera dell'architetto toscano Montorsoli e commemora l'apertura di un acquedotto, In stile pre-barocco (XVI sec.). raffigura i quattro fiumi Tevere. Nilo. Ebro e Camaro, fiume messinese le cui acque furono appunto convogliate nel nuovo acquedotto.

SS. Annunziata dei Catalani - A pochi passi dal Duomo, la chiesa si trova alle spalle di via Garibaldi che in questo tratto è fiancheggiata da bei palazzi. L'edificio, costruito nel 1100 durante il periodo di dominazione normanna e rimaneggiato nel XIII sec., porta il nome dei mercanti catalani a cui appartenne in seguito. L'abside è un bell'esempio di stile normanno composito nel quale si mescolano apporti romanici (arcatelle cieche poggianti su esili colonne), influssi arabi (motivi geometrici in pietra policroma) ed elementi bizantini (cupola sostenuta dal tamburo).

S. Maria Alemanna - Purtroppo completamente in rovina. (scoperchiata e senza facciata), la chiesa lascia intuire l'originale stile gotico, così raro in Sicilia, negli archi a sesto acuto sostenuti da pilastri a fasci di colonne con bei capitelli che costituivano le pareti delle navate.

ESCURSIONI
S.Maria della Valle o Badiazza - Uscire da Messina per via Palermo, seguire le indicazioni per la SS 113 fino al villaggio Scala, voltare a destra e risalire per 1.5 km il letto del torrente S. Rizzo. L'abbazia benedettina, detta anche di S. Maria della Scala, sarebbe stata costruita nel XII sec. e restaurata nel XIV. Dall'esterno (la chiesa non è visitabile all'interno, ed è circondata da un alto muro in cemento che la protegge dalle piene del torrente) si apprezzano le finestre ad arco acuto rifinite in pietra lavica e, attraverso di esse, parte dell'interno, con i costoloni delle volte a crociera in pietra bicolore e i capitelli a tronco di piramide scolpiti.

IL GIRO DI CAPO PELORO
Partendo da Messina, una strada panoramica contorna il capo costeggiando le belle spiagge che si susseguono sulla punta e sul versante tirrenico.

Ganzirri e Torre Faro - 1.5 km a Nord. Ganzirri, animato villaggio di pescatori, raggruppa le sue case attorno a due ampie lagune di acqua salmastra, utilizzate per la molluschicoltura. Il "lungolago", disseminato di ristorantini e pizzerie, è pieno di vita nelle sere d'estate. Proseguendo ancora verso nord, costeggiando lo stretto di Messina, si giunge a Torre Faro, piccolo villaggio a vocazione peschereccia su cui incombono il faro e il mastodontico traliccio deIl'elettrodotto che attraversa lo stretto.
Superare i Lidi di Mortelle e continuare fino a Divieto, poi proseguire nell'entroterra in direzione di Gesso. Superato questo paesino, dopo 6 km circa, una strada sulla destra conduce alla cima di Antennammare.

Monte Antennammare - Ci si inerpica fino alla portella S. Rizzo, dove la strada sulla destra conduce al Santuario di Maria SS. di Dinnammare sulla vetta del monte Antennammare (m 1130). Da qui la vista spazia su un panorama straordinario: Messina con il suo porto, Capo Peloro e la Calabria ad est, la costa ionica con la falce del promontorio di Milazzo e Rometta, arroccata su di un colle, ad ovest.
Al ritorno, si prosegue fino al bivio e poi a destra, lungo i boscosi versanti del colle S. Rizzo, fino alle porte di Messina.