I  L        G  R  E  C  A  L  E

 

 

 

In riva al mare si prova fastidio quando,scendendo in ritardo,bisogna sedersi in seconda ed ultima fila. Perché,dato che il mare è subito profondo,mentre si nuota lungo la riva si conversa con gli amici della prima fila;sei nel mare aperto e più in intimo che in piscina. L’acqua è frizzante e fredda e tu dici che ti friggono le gambe;in effetti si prova un senso di sferzante ristoro ad ogni immersione,come in nessun altro mare,fammelo dire,al mondo. A memoria d’uomo non è mai morto nessuno annegato. Come mai,allora,nelle acque basse si verifica una falcidia ad ogni stagione? E’ che,quando ti arriva al torace,l’acqua ti solleva e ti fa annegare anche se tocchi . Quello stadio fatidico di fondale negli altri mari si trova a 200 metri dalla riva (impossibile perciò avvistare e raggiungere il malcapitato),qui invece è a due metri e chiunque senza scomporsi tanto ti tira per i capelli,ora come un tempo,quando contavi i sassi dalla riva fino a 30-40 metri.

 

    Per contro,la strettissima fascia di basso fondale può accogliere solo una limitatissima fascia di bagnanti nonostante l’ampiezza dell’arenile. Oggi l’acqua,per indicibili motivi,non è più cosi’ trasparente e a malapena riesci a distinguere un copertone di autocarro da un frigorifero. La fascia  di ciottolini  bianchi che caratterizza la riva di questo fortunato litorale è come se fosse cosa propria degli indigeni che pretendono l’esclusivita’ della prima fila; spiaggia libera sì,ma fino ad un certo punto. Per i santateresoti,gli ombrelloni,le sdraio,le sedie sono solo zavorra. Essi non vanno al mare ,ma si fanno i bagni e li quantificano a numeri: quest’anno vorrò fare 50 bagni;l’anno scorso non ne ho potuto fare che 15. Non sono in vacanza e scendono in spiaggia alle 11,30 per risalire alle 13,10, alla faccia delle pur saggie teorie sulle radiazioni solari,le quali provocherebbero,se tenute in considerazione, sconvolgimenti traumatici nelle tranquille abitudini della gente,dalle conseguenze psicologiche difficilmente prevedibili.

 

     Dopo l’una tutti i bagnanti rientrano in casa e allora stati ancora mezz’ora in perfetta quiete solitaria,alternando sole cocente quanto deleterio, dicono, a invitanti ,fresche,trasparenti,salatissime tonificanti onde. Ma  a quell’ora è troppo incalzante il richiamo delle  mulanciàni  chini ,preparate in mattinata. Appuntamento alle 17 e risali stancamente incrociando i primi utenti pomeridiani. Allora non puoi fare a meno  di far sosta sotto la  Sirena di Nino Ucchino, imponente scultura moderna stilizzata in acciaio,di intenso significato esistenziale, e di voltarti ad ammirare l’intero panorama del mare di grecale,le onde blu increspate,con le loro bianche palummelle di schiuma. Ti viene di abbracciarlo tutto,la Capo a Capo.Ogni cosa passa e cambia,tutto diviene,si evolve ed involve. Ma il grecale no,quello nessuno potrà toccarmelo!

 

     Il grecale,i ciottoli bianchi e la Sirena che ha preso il posto del vecchio pignaro di Zappalà,rimarranno i soli a voler dire inconfondibilmente che sei nella tua terra……Quando Bush e Gorbachov non poterono incontrasi nel mare di Malta perché il vento di grecale aveva impedito alle rispettive navi di accostarsi e i giornali del tuo paese avevano dedicato articoli per illustrarne le caratteristiche,forte dell’esperienza personale ti mettesti in cattedra a spiegare che si tratta di un vento che proviene dai Balcani,fa il giro della Grecia,passa per S. Teresa di Riva,e via continuando fino alle spadare e alle raustine,tanto chi ascoltava era al massimo un lagunare e tutt’affatto disinteressato. Perfino a Berlino Est,in una mattinata ventosella,ti tirasti su la manica e dicesti:  E’ grecale,lo sento sulla pelle. Commovente…..

tratto dal libro “ U   MANCIARI

                          nel quartiere Madonna del Carmelo -  

                          di  CARMELO RIGANO.

                          Armando Siciliano Editore .