Diario di un convalescente. Giorno n° 1.
Autunno 1990.
Volgendo le
spalle al paese,stavo su quella spiaggia acciottolata e ghiaiosa,dove il sole
splende per oltre duemila ore all’anno. A contemplare di buon mattino le acque del mare Jonio. Un mare che brilla come la luce del
mattino,dai colori cangianti come le agate e gli smeraldi,legato ad un passato
di miti e di leggende,meta ambita un tempo di navigatori in cerca di nuovi
possibili stanziamenti. Un mare,tempesta di dolori e rimpianti,da dove,in epoca
preistorica fuggendo in gran numero dall’Italia,passarono su zattere nell’isola
Sikana in cerca di una patria e di un futuro,Siculi e Morgeti. Seduto su una
sdraio,con i gomiti puntati sulle ginocchia e il viso tra le mani,ero come
attratto da quella distesa di mare imprendibile;di quel mare,storia di Sicilia
storia di Fenici e di Greci,turbinio di conquiste e di genti.
Era fine
settembre:un sole fiammeggiava nel cielo,e sul mare,liscio come una tavola,galleggiavano
bianche trasparenti meduse. Il tempo scorreva lentamente. Onde fievoli,che
accarezzavano la sabbia,sembravano venir fuori da uno Jonio
assonnato,indifferente alle cose del mondo.Un vecchietto ingobbito sulla
canna,pantaloni arrotolati al ginocchio,piedi nell’acqua a cappello di paglia a
larghe tese in testa,immobile come uno spaventapasseri, attendeva il pesce che
non abboccava.Sullo sfondo a destra,in uno scenario naturale di straordinaria
bellezza,alto su una rocca impervia sul mare,come sirena allettatrice,si
stagliava il castello di S. Alessio,che dominava la baia. In un diluvio di
luce,il sole cresceva in calura,e il mare limpidissimo si faceva di un blu
profondo.Mi distesi sulla sdraio, chiusi gli occhi e assaporai che da fanciullo
su quelle rive costruivo,con sabbia finissima impastata a pietruzze di mille
colori,palazzi per la Fata Morgana.
Nel silenzio
che mi attorniava,mi passarono per la testa veloci pensieri che,
tutti,riguardavano il mare,la mia infanzia,la mia giovinezza.Pensieri fatti di
ricordi, di tristezza,di goia,di paure,di felici follie e di risa d’amore. Come
in un lungo ed inebriante viaggio di storie spazzate via dal tempo,mi rividi
sui passi dei padri e degli avi su quelle spiaggie dove venivano innalzati
templi alle divinita’ del mare; e mi rividi con una benda ai capelli su quella
marina,dove il mitico figlio di Apollo ,
Delfo,vaticinò che femmine greche congiunte a maschi siculi,avrebbero
sviluppato gloriose civiltà. Tutto era vivido e bello. Al profumo di fresco di
mare,al verde di palme e al rosso di oleandri,era legato quel passato quasi
dimenticato. Ed in vero su quelle rive sikeliane, un tempo,nel segno voluto
dall’oracolo,pisciari mercanti,in cerca di potenza e ricchezza,pescavano
acciughe, sarde, rondinelle, aguglie e costardelle.
Ero lì,stanco
esaurito ammalato, sdraiato su quelle spiaggia,nella speranza che qualche
giorno di riposo mi avrebbe servito davvero a rimettermi in salute. Ero
lì,abbagliato da silenziosi raggi di sole,su quella marina che faceva parte
della mia vita,a rievocare l’esistenza affascinante di ninfe,sciabbacoti e mercanti. In un recupero ostinato di
memorie riscoprii che fu proprio “ su questo lembo di Paradiso sulla terra”,
dagli incantevoli contrasti,dove convivono neve,mare azzurro e mandorli in
fiore,che vissero Cyane e Arethusa,le ninfe più famose di Sicilia. Stavo lì,sulle rive bagnate
dell’Jonio,immobile,meditavo e pieno di pensieri…Figlio sessantenne del mare
misterioso , a riscoprire questa costa a tratti brulla e selvaggia,a tratti
verde e fiorita. Fu proprio su queste rive di fresca letizia,dimore terrene
degli dèi,che iniziò peraltro,con la fondazione di Zanche,Naxos e
Siracusa,l’epopea greca di Sicilia,quella meravigliosa avventura di Sikelioti
desiderosi di crearsi una nuova vita.
Qui,nei
pressi delle sorgenti del Fiume di Nisi,secondo una leggenda,in un lontano
passato,la divina di Lesbo,Saffo,divorata dalla passione per il bellissimo
Faone,si fermò a lungo e cantò : “ Una brama di morire mi possiede/a vedere
le rive rugiadose fiorite/ di loto
dell’Acheronte ”. In un dialogo di ricordi sospesi tra realta’ e
fantasia mi ritrovai solo e spensierato sulla spiaggia,seminudo,i piedi scalzi
bagnati dalle spume delle onde,a giocare alla guerra e ai selvaggi con arco e freccie
di canna. E mi rividi di giovane assetato d’amore su quele sabbie,soffice
giaciglio per innamorati e pescatori,a
guardare l’jonio con gli occhi e le pupille di Lei. Di Lei…non ricordo il suo
nome. Sono passati tanti anni.
tratto dal
libro “ DELIRANDO PER L’ JONIO ”
di TOTINO
CAMINITI.
Edito da : Parentesi Editrice.