“ A L T E Z Z E   E   S U R R O G A T O 

            Flash   di   ricordi   di   guerra

 

                                 

 

     La primavera del 1942 fu più lunga del normale;nelle tiepide sere di Giugno sciamavano le cetonie dorate care a Guido Gozzano,pennellate di bianco e di rosa dei mandorli e dei peschi non maculavano più la dura verde intensità delle distese di limoni,croce e delizia delle riviere dell’Isola! Il limpido cilestrino di un cielo sempre sgombro di nubi sembrava voler trasmettere serenità nell’animo degli uomini sempre più turbati e dubbiosi per una guerra  impopolare ed assurda e di cui si sentivano già i primi morsi! Ma, avrebbe detto Hemingway,erano sempre delle bellissime giornate!

In Africa,Wavell,il Napoleone del deserto,aveva scacciato Graziani da Tobruk e Bengasi;Rimmel,col suo Africa Korps,inseguiva O ‘Connor fino ad El Alamein;in Ottobre sarebbe sorto il nuovo signore della guerra:Montgomery. La bufera era ancora lontana!

 

     Umberto di Savoja,principe ereditario,era stato nominato ispettore della fanteria;ciò aveva mandato in bestia il vecchio re che auspicava per il figlio il comando di un’armata,” ce l’hanno quegli imbecilli di Bergamo e Pistoia…” diceva,ma,come al solito aveva inghiottito il rospo! Nella sua veste  ufficiale,il principe,all’inizio dell’estate del 1942,compì una visita ispettiva a tutti gli apprestamenti antisbarco che costellavano le spiagge dell’Isola. Anche nella nostra cittadina vi erano alcuni caposaldi anti-commandos tenuti da personale richiamato sia la truppa che gli ufficiali. I soldati,tutti o quasi,solfatari delle provincie di Girgenti e di Caltanissetta,semianalfabeti la maggior parte,ma di agilissima intelligenza,familiarizzavano con i cittadini,cercavano di rendere almeno tollerabile la loro grama esistenza. Ciò che però non riuscivano a tollerare era di dover vestire il grigio-verde da campagna sotto il terribile sole siciliano ed il sapere con sicurezza che i magazzini militari rigurgitavano di uniformi estive di color coloniale e di elmetti di sughero; giuravano che alla prima occasione avrebbero fatta sentire la loro voce di protesta!

 

    Un nido di mitragliatrice era stato costruito al limitare del mio giardino con la spiaggia ( vicino alla via delle Fabbriche ), su un terrapieno e,naturalmente,i soldati chiedevano a noi piccoli favori che ricambiavano con qualche scatoletta di carne,una galletta,un pacchetto di Milit! Eravamo già alla tessera annonaria! Su preghiera dell’Ufficiale Medico dottor De Maria di Catania(sarebbe diventato un illustre tisiologo) curammo a lungo un soldato palermitano affetto da un flemmone ad una mano; vi erano rapporti di sincera cordialità! In tale clima ed in tutto segreto,i soldati mi fecero sapere che il giorno x l’ispettore,erede al trono,avrebbe visitato il caposaldo e, nel giorno noto,mi inerpicai su un albero nascondendomi fra i rami poiché era assolutamente vietato farsi vedere! Preceduto infatti da tutta l’ufficialità e seguito dagli ufficialetti della sua casa militare,senza i rituali squilli di tromba (si era in guerra) giunse il giovane Umberto di Savoja.

 

     Lo vidi,non visto,da brevissima distanza,solo pochi metri;era veramente un bell’uomo ed alla prestanza fisica associava un’eleganza nel vestire l’uniforme che non si poteva non ammirare; e poi,si sa,era il modello per tutti i giovani del tempo! Due cose,anche a distanza di tanti lustri, ho ancora davanti agli occhi: gli stivali di vernice con gli argentei speroni ed una splendida canna di malacca che recava nella sinistra guantata. Completata l’ispezione,molto breve in verità, e ascoltava,la relazione del comandante,un capitano di Catania che aveva smessa la toga per l’uniforme,il principe passò in rassegna il picchetto dei soldati immobili sull’attenti e, fermandosi davanti ad un caporale,lo invitò ad uscire dal rango e gli chiese : “ Dimmi,caporale,sai di cosa è fatto il surrogato che bevi al mattino? ”. Ed a questo punto avvenne lo sconquasso!

 

     Il caporale,per nulla intimorito dalla domanda di sua altezza,nel suo aspro dialetto nasale della provincia girgentina,rispose: “ Voscenza mi domanda se so come è fatto il surrogato ed io non lo so,ma io domando a Voscenza come si può vivere sotto questo sole con questa divisa di lana e con questa bustina in testa? “ e ciò detto si tolse dal capo la deprecata bustina zuppa di sudore e,irriverentemente,la allungò al principe. Questi non capì una parola e,rabbuiandosi in viso,si rivolse al capitano perché gli traducesse in maniera comprensibile quanto il soldato aveva detto. Il povero capitano si sentì gelare il sangue addosso! Fulminando il soldato con lo sguardo,farfugliò qualche frase che non valse a chiarire nulla,ma l’atto del soldato era stato alquanto eloquente anche per sua altezza che non era aduso al dialetto di Ciullo! Lasciando tutti gli ufficiali nella certezza di una tempesta che si sarebbe addensata sul loro capo,il principe girò sui tacchi e si allontanò,ancor più scuro in volto,seguito dai caudatari forse intimamente divertiti!

 

     Si scatenò il finimondo; arresti per tutti gli ufficiali,prigione di rigore e degradazione per il povero caporale cui fu anche minacciata la corte marziale! In capo a qualche settimana,però,le tanto giustamente intollerante uniformi furono riservate alla stagione invernale ed i soldati,a somiglianza degli,si fa per dire,alleati germanici,godettero delle divise estive con pantaloncini e casco coloniale! Tutto ciò fu certamente dovuto all’interessamento del principe,ma forse non tutti i soldati seppero quanto di gratitudine dovevano al coraggio di un povero ed oscuro caporale!

                 Dott.  Michele   Zappalà.